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giovedì 20 settembre 2012

Gravi preoccupazioni in materia di diritti umani in Italia - Il rapporto del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa


A circa un anno di distanza dalla pubblicazione dell'ultimo rapporto sull'Italia (V. il nostro precedente post qui), il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, ruolo nel frattempo assunto da Nils Muižnieks, ha pubblicato un nuovo rapporto sul nostro Paese, a seguito della sua visita dal 3 al 6 luglio 2012.
Il rapporto, che merita di essere letto interamente, contiene molti spunti interessanti ai nostri fini, in particolare nel capitolo III, intitolato "La protezione dei diritti umani dei migranti, inclusi i richiedenti asilo".

Il capitolo III è a sua volta diviso in quattro sotto-capitoli, dedicati rispettivamente a
  1. la possibilità di accedere alla procedura di asilo in Italia
  2. l'accoglienza dei migranti, inclusi i richiedenti asilo
  3. l'integrazione di rifugiati e altri beneficiari della protezione internazionale
  4. la detenzione amministrativa dei migranti
Ognuno di questi sotto-capitoli si chiude con alcune "Conclusioni e raccomandazioni".

Prima di vedere i punti a nostro parere più interessanti, sottolineiamo subito che il rapporto, che pure contiene anche note di apprezzamento per il governo italiano, ci è parso molto duro. Il Commissario, infatti, ha scelto di utilizzare, in certi punti, un linguaggio che, per quanto concesso dai limiti della formalità istituzionale, non lascia spazi a dubbi o interpretazioni, come vedremo meglio sotto.

Anche la risposta del governo italiano, pubblicata assieme al rapporto, merita di essere letta, anche se – ahinoi – più che altro per la scarsità e la confusione delle risposte fornite alle questioni sollevate dal Commissario.


martedì 10 aprile 2012

Visita del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa in Svizzera


Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, si è recato in visita in Svizzera dal 20 al 23 febbraio 2012. A seguito di quella visita, il Commissario ha inviato una lettera alle autorità svizzere, cui ha fatto seguito la risposta di queste ultime in data 23 marzo.

Fra i vari punti toccati nelle missive, ci soffermiamo come sempre su quanto più rilevante ai nostri fini.

In particolare, il Commissario Hammarberg si occupa specificamente di asilo al punto 15 della sua lettera, laddove critica alcune previsioni particolarmente restrittive nella procedura elvetica, come quella che prevede il rigetto della domanda se il richiedente asilo non ha prodotto un valido documento di viaggio o di identità entro 48 ore dalla richiesta delle autorità



domenica 8 aprile 2012

Vite perse nel Mar Mediterraneo - Le raccomandazioni contenute nella bozza di Risoluzione del Consiglio d'Europa


Il 29 marzo la Commissione Migrazioni, Rifugiati e Sfollati dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa ha adottato un rapporto dal titolo "Vite perse nel mar Mediterraneo: chi è responsabile?" ("Lives lost in the Mediterranean Sea: who is responsible?").
Tale rapporto era stato commissionato dalla stessa Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa a seguito di un terribile fatto avvenuto a cavallo fra Marzo e Aprile 2011, quando una barca, partita dal porto di Tripoli con a bordo 72 persone, è rimasta per circa due settimane alla deriva in mezzo al mare, prima di essere sospinta dai venti e dalla corrente di nuovo sulle coste libiche. 
Dei 72 passeggeri originari, solo 9 sono sopravvissuti.
Il rapporto – curato da Tineke Strik, parlamentare olandese – si basa su interviste realizzate a quattro dei sopravvissuti e testimonianze scritte degli altri cinque; tre visite sul campo (rispettivamente a Roma, Bruxelles e Malta), numerose richieste scritte di informazioni (alle quali non tutti hanno risposto) a NATO, Frontex, istituzioni UE, Paesi coinvolti nelle operazioni NATO.

Nel rimandare alla lettura integrale del rapporto, che identifica in maniera puntuale una "serie di mancanze" che hanno portato alla morte di 63 persone, all'interno peraltro di un quadro giuridico poco chiaro – sia per quanto riguarda il diritto internazionale marittimo, sia quanto alla mancanza di accordi fra la NATO e gli Stati che partecipavano alla missione in Libia per gestire in maniera adeguata il (prevedibile) esodo di persone –, di seguito segnaliamo alcuni punti che sono contenuti nella bozza di risoluzione proposta dalla Commissione Migrazioni, Rifugiati e Sfollati e che dovrebbe essere discussa dall'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa prossimamente.

domenica 9 ottobre 2011

Il Consiglio d'Europa in visita a Lampedusa - Il rapporto

Il 23 e 24 maggio 2011 una sotto-Commissione dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa si è recata in visita a Lampedusa, a seguito di un dibattito urgente svoltosi in aprile in seno alla stessa Assemblea, sul tema degli arrivi massicci di migranti e rifugiati sulle coste dell'Europa del Sud.
La visita a Lampedusa, di cui lo scorso 30 settembre è stato pubblicato il rapporto, rappresenta la prima fra una serie di visite che la sotto-Commissione ha deciso di fare nei Paesi del Mediterraneo interessati dagli arrivi di flussi migratori misti.

Il rapporto, che ripercorre la storia di questo difficile 2011 per l'isola di Lampedusa, contiene alcuni passaggi che meritano di essere sottolineati.

venerdì 23 settembre 2011

Diritti umani in tempo di austerità - Il Commissario per i diritti umani Hammarberg in Irlanda

Il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, si è recato in Irlanda, ai primi di giugno, al fine di discutere con autorità ed esponenti della società civile irlandesi il tema della protezione dei gruppi vulnerabili in tempi di austerità
Il rapporto, con annessa la replica del governo irlandese, è stato pubblicato lo scorso 15 settembre.


Per quanto di nostro interesse, il Commissario esprime (§ 39) la sua preoccupazione riguardo alla durata delle procedure di asilo in Irlanda. Questo Paese, unico nell'Unione europea, ha una duplice procedura per l'esame, da un lato, dello status di rifugiato e, dall'altro, dello status di protezione sussidiaria (o il permesso di rimanere sul territorio per altri motivi). Due uffici diversi sono incaricati dell'esame e, mentre nel primo caso il tempo necessario per una risposta varia da otto a dieci settimane, nel secondo l'attesa si prolunga in media quattro anni.  Durante questo periodo, i richiedenti rimangono in centri di accoglienza e ricevono circa 19 euro alla settimana (9 i bambini). Si tratta di un sistema criticato da UNHCR e ONG per le sue conseguenze negative sull'integrazione.  


Le osservazioni del governo irlandese, in replica al report del Commissario, sono puntuali. Viene detto che, in media, il tempo necessario per arrivare a una decisione finale è stato, nell'ultimo anno, di dieci mesi.
Si procede quindi a un'utile descrizione delle attuali procedure. Le persone che si vedono rifiutare lo status di rifugiato entrano in una seconda procedura che considera se hanno diritto allo status di protezione sussidiaria o, in caso negativo, a un permesso di rimanere comunque sul territorio irlandese. Durante questa seconda procedura, separata da quella per lo status di rifugiato, l'esame ricomincia da zero. E' chiaro, continua la replica del governo, che non si tratta di una decisione che possa essere presa rapidamente, considerate le conseguenze sulla vita delle persone coinvolte.

Un progetto di riforma della legge, attualmente all'esame del Parlamento, prevede comunque l'introduzione di una procedura unica, più semplice e veloce.


NB: nonostante il Protocollo sulla sua posizione annesso ai Trattati UE le consenta di restare fuori dagli strumenti adottati dall'Unione europea nel campo dell'immigrazione e dell'asilo, l'Irlanda ha deciso di essere vincolata dalle Direttive Qualifiche e Procedure, non dalla Direttiva Accoglienza.

Vai al rapporto del Commissario dopo la sua visita in Irlanda

mercoledì 7 settembre 2011

Visita in Italia del Commissario per i diritti umani - Il rapporto (e la replica)


Pubblicato il rapporto del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, a seguito della sua visita in Italia del 26 e 27 maggio scorsi.
Il report, basato su incontri avuti con rappresentanti delle istituzioni e della società civile italiana, si concentra su due aspetti:
1) protezione dei diritti umani di Rom e Sinti;
2) protezione dei diritti umani dei migranti, inclusi i richiedenti asilo.


Il rapporto è interessante e vale la pena leggerlo fino in fondo (risposta del Governo italiano compresa).
Qui ci limiteremo a riportare alcuni punti con riferimento al tema dell'asilo.

 Dopo aver riaffermato la necessità di una più forte solidarietà a livello europeo, il Commissario sottolinea come l'Italia debba comunque rispettare i propri obblighi internazionali in materia di diritti umani, una responsabilità che, nell'opinione del Commissario, non è stata pienamente adempiuta (§ 46).

Il rapporto tocca tre temi:


Le operazioni in mare:
  • Le autorità italiane hanno contribuito a salvare molte vite di migranti che tentavano di raggiungere l'Europa. Tuttavia, circa 1.500 persone sono morte da gennaio 2011 nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e in certi casi le responsabilità devono ancora essere accertate. Il Commissario ricorda che il salvataggio di persone in pericolo in mare ha la precedenza su ogni altra considerazione. Esplicito il riferimento alle ripetute dispute fra Italia e Malta su chi debba intervenire.
  • Il Commissario ricorda che quando uno Stato esercita "controllo effettivo" su persone salvate o intercettate in mare (incluso in acque internazionali), ha l'obbligo di assicurare l'accesso alla procedura di asilo e di astenersi dal rinviare le persone verso Paesi dove sono a rischio di persecuzione o trattamento contrario all'art. 2 o all'art. 3 CEDU. Il riferimento principale è ai casi di "respingimento" verso la Libia avvenuti a partire dal maggio 2009 - c'è un caso (Hirsi e altri c. Italia) tuttora pendente davanti alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo. Tuttavia il Commissario nota anche come l'Italia abbia concluso con il Consiglio Nazionale di Transizione libico un memorandun d'intesa che prevede anche il rimpatrio di immigrati in posizione irregolare.
- Accoglienza dei migranti, inclusi i richiedenti asilo:
  • Alcuni centri all'interno dei quali sono ospitati i richiedenti asilo, a seguito dei recenti arrivi dal Nord Africa, non soddisfano gli standard minimi, soprattutto con riferimento al sostegno legale e all'assistenza psico-sociale. Vi è poi una mancanza di chiarezza riguardo alla natura giuridica di alcuni centri utilizzati.
  • Le autorità italiane dovrebbero prendere in considerazione un aumento dei posti di accoglienza nel sistema SPRAR e assicurare una migliore divisione dei compiti fra i progetti SPRAR e il sistema dei CARA 
- Integrazione dei beneficiari di protezione internazionale:
  • Benché sulla carta essi siano titolari, su un livello di parità con i cittadini italiani, di quei diritti sociali ed economici indispensabili per l'integrazione, nella pratica la mancanza di reti familiari o sociali e i difetti nella normativa e nelle prassi amministrative costituiscono "ostacoli insormontabili" alla loro autonomia. 
  • La capacità dello SPRAR di offrire servizi ai titolari di protezione internazionale andrebbe "considerevolmente rafforzata", con un maggior coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni dove i progetti possono essere più efficaci e sostenibili
Abbiamo trovato la risposta del Governo italiano piuttosto faticosa da leggere e, ciò che più conta, un pò nebbiosa e dispersiva rispetto alle osservazioni, puntuali, del Commissario Hammarberg.


Mentre certi aspetti non secondari, come quelli relativi alle operazioni in mare, non trovano risposta (si aspetta la Corte di Strasburgo?), altri ne trovano una piuttosto evasiva. Come ad esempio quando, alla precisa richiesta di aumentare la capienza dello SPRAR, il Governo italiano risponde dicendo che i posti SPRAR sono aumentati dai 1.500 del 2005 ai 3.000 attuali...



Vai al rapporto del Commissario Hammarberg (en)
Vai ai Comunicati della Corte europea dei diritti dell'uomo sul caso Hirsi e altri c. Italia

giovedì 16 giugno 2011

Rapporto del Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa a seguito della visita a Malta dal 23 al 25 Marzo 2011




Il 9 Giugno è stato pubblicato il rapporto del Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg a seguito della sua visita a Malta e la risposta del governo maltese.
Nell'introduzione, il Commissario ricorda come dal 1998 alla fine di Marzo 2011 circa 13.500 persone sono arrivate a Malta via mare. Dalla metà del 2009 si è registrato tuttavia un forte calo degli arrivi e solo 27 persone sono arrivate a Malta in tutto il 2010
Poco dopo la visita del Commissario, alla fine di Marzo, circa 1.100 persone sono giunte a Malta in due settimane, in fuga dal conflitto in Libia. Secondo il Commissario, è chiaro che – a causa delle dimensioni di Malta e delle sue limitate capacità ricettive – c'è un forte bisogno di solidarietà a livello internazionale ed europeo, finora rimasto senza risposta.

Il rapporto si concentra poi su 3 aspetti: i) Accoglienza dei migranti, inclusi i richiedenti asilo; ii) Accesso alla protezione internazionale; iii) Soluzioni durature per i migranti a Malta.

i) Per quanto riguarda le condizioni di accoglienza, almeno in un primo momento il trattenimento è previsto per tutti, indiscriminatamente, incluse persone appartenenti a categorie vulnerabili. La legge in materia di immigrazione non prevede un limite alla detenzione amministrativa, anche se, dal 2005, le autorità maltesi hanno messo in pratica una politica per cui il periodo massimo di trattenimento è di 12 mesi per i richiedenti asilo (qualora non si arrivi ad una decisione entro questi termini) e di 18 per gli altri (o per i richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta).

Il Commissario reputa questa politica non in linea con la CEDU e la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, specialmente a seguito della sentenza Louled Massoud c. Malta. Il Commissario pertanto sollecita le autorità maltesi a riconsiderare la politica in materia di trattenimento e ad allinearla con la giurisprudenza della Corte EDU.

 

ii) Riguardo all'accesso alla protezione internazionale, il Commissario cita una serie di casi in cui Malta è stata coinvolta in operazioni a rischio per quanto riguarda il rispetto del principio di non-refoulement e ricorda il principio affermato dalla Corte EDU, per cui quando uno Stato esercita controllo effettivo, autorità o potere su cittadini stranieri salvati o intercettati in mare, quello Stato deve attenersi ai suoi obblighi internazionali (Medvedyev et al. c. Francia, Xhavara et 15 al. c. Italia e Albania), fra i quali quello di assicurare un effettivo accesso ad una procedura di asilo e quello di astenersi dal violare il principio di non-refoulement. Il rapporto sottolinea che Malta, fra 2006 e 2010, è stata il secondo fra i Paesi industrializzati come numero di domande di protezione internazionale per abitante, mantenendo una percentuale di riconoscimento dello status di rifugiato bassissima (0,85% nel 2009) mentre ben il 71% dei richiedenti (sempre nel 2009) si è visto riconoscere un'altra forma di protezione internazionale.

 

Il Commissario riconosce che le procedure d'asilo a Malta sono migliorate, i tempi di attesa si sono ridotti (a meno di 5 mesi) e nel 2010 la percentuale di riconoscimento dello status di rifugiato è aumentata. Tuttavia, una serie di problemi rimangono, soprattutto per quanto riguarda le motivazioni e l'efficacia dei ricorsi, la difficoltà per i richiedenti detenuti di procurarsi documentazione utile al proprio caso e di depositare un ricorso entro il termine di quindici giorni.



iii) La maggior parte dei migranti a Malta si sente in una sorta di limbo, priva di possibilità di costruirsi una nuova vita, e desidera spostarsi in altri Paesi europei. La soluzione più adatta è il reinsediamento. Tuttavia, nel 2010, meno di 250 persone sono state reinsediate in altri Paesi UE, mentre nello stesso periodo venivano re-inviati a Malta 560 richiedenti asilo a norma del “Regolamento Dublino II”.



La risposta del governo maltese è particolarmente dura. Il Commissario, si dice, fa generose raccomandazioni sul miglioramento delle condizioni di rifugiati, richiedenti asilo e immigrati irregolari, senza considerare i costi della loro attuazione, né valutare il loro impatto politico, sociale ed economico su Malta.

Circa la durata massima del trattenimento dei richiedenti protezione internazionale, il governo afferma che l'esame della domanda dura in media 6 mesi e dunque la maggior parte degli “autentici” richiedenti asilo è rilasciata entro questo termine, mentre il rilascio di persone appartenenti a categorie vulnerabili è ritardato solo in casi che necessitano verifica.



In generale, il governo ritiene che la politica di trattenimento contribuisce in maniera essenziale alla gestione ordinata della situazione, evitando di lasciare le persone senza alcun riparo e permettendo di identificare prontamente i bisogni e le priorità. Le risoluzioni del Consiglio d'Europa sulle alternative al trattenimento, sottolinea ancora il governo, non sono vincolanti e, per di più, sono del tutto irrealistiche nella situazione di Malta.

Circa le operazioni in mare, la risposta del governo si limita a dire che le autorità maltesi hanno sempre rispettato i propri obblighi internazionali, incluso nei casi citati dal Commissario.